mercoledì, 27 maggio 2009

Perdere lucidità...allargare lo sguardo..



Dal laboratorio autobiografico, 26 maggio 2009

"Ho perso la mia lucidità e..."
Persa? E cos'è mai la lucidità? Il mantenere anima e cuore imbrigliati su binari stretti? Il conoscere rotte sulle quali navigare senza ombra di tentennamenti?
Allora ho perso la mia lucidità e... ho navigato controcorrente, raccogliendo conchiglie di mare nelle acque del lago, appallottolando la lucidità del "noto e consueto" nel cestino delle offerte speciali ed andando a scovare la freccia nei bauli del tempo, dimenticata dalla fretta, dalle incombenze.
Che bellezza scoccare la freccia della passione contro la cristalleria della lucidità e veder sbriciolare le cose in fila ed inanellare zig zag di emozioni. Non attendere che il sasso procuri i cerchi lenti nello stagno, ma farne straripare le rive, fino ad inondare la terra arsa che vi confina.
Perdere la lucidità delle certezze, per incontrare l'imperfezione della differenza. Dare un calcio alla torre di ordinati barattoli e ridere del loro tintinnio disordinato.
Affrontare il buio incurante della miopia, perchè al tatto i segreti si rivelano con più fascino.
Farsi beffe della lucidità, a momenti alterni, per mitigare il respiro corto dei giorni stranieri.
Godere dei gesti senza ragione, senza tempo, incurante dei luoghi. Polverizzare l'austerità della lucidità con la leggerezza delle nuvole che evaporano nel cielo.

******************************************

"La parola diventa rugiada sulle tue labbra.
Dici: albero –
E vedo foreste di alberi.
Dici: pietra –
Non asfalto o cemento,
ma sotto l’acqua punge la roccia.
Dici: bello –
E l’alba fa spuntare tulipani
e il nostro grembo si riempie di primule.
E quando è finito già quasi tutto:
un sigillo rosso prende il posto della tua bocca
quando sciogli lentamente il mio nome”.

(Amy Károlyi)  



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martedì, 19 maggio 2009

Pensieri dal quotidiano al mondo...

La cucina profuma di colorato, di dolce e di salato: plumcake di zucchine e carote, tegame frastornato da peperoni rossi e gialli, crostata vestita con marmellata di pere, fragole che arricciano le estremità nell'incontro con il limone, vaso con le rose rosa del giardino della mamma, profumo d'erba che s'insinua dalla finestra... silenzio messo a dura prova da contrappunti di grilli.. e penso che dovrei fissare qualche spazio scritto fra un giorno e l'altro, al di là della nota della spesa, degli appunti fra il volante ed il cambio, delle colonne di un bilancio - aziendale - che non ne vuol sapere di levarsi di torno definitivamente  ed assomiglia ad una piovra che ogni tanto allunga un tentacolo e ti provoca l'orticaria...
Ma ci sono note che osano dentro e fuori gli spartiti, tentativi di arrangiamento di canzoni, testo che va da una parte e musica dall'altra, accordi dolcissimi, studi di nuovi brani - Mi sarebbe piaciuto portare questo al saggio, senti che raffinato, ma il professore ha detto che non si poteva, è "Anonimo", ma cosa c'entra, è così bello! - Mamma, ti faccio un concerto mentre lavi i piatti -

Oggi Maddalena mi ha fatto leggere una frase che si adattava perfettamente alla fama di "tèara" (ovvero amante di tè ed infusi) : "E' strano come una teiera possa rappresentare allo stesso tempo la pace della solitudine e il piacere della compagnia" di un autore sconosciuto - per restare in tema di anonimi - .

Nelle tende d'Abruzzo si soffre il caldo ora e mi torna alla mente un articolo letto domenica sullo stabile costruito per gli studenti, mai utilizzato a causa di diatribe amministrative, che non ha subito danni perchè antisismico, mentre quelli che avrebbero potuto viverci non ci sono più. Penso alla campagna elettorale governativa fatta a suon di barconi carichi di volti disperati respinti verso la Libia. Penso alle migliaia di profughi dello Sri Lanka di queste ultime settimane stretti in una morsa fra i Tamil e l'esercito, che non fanno notizia fra chi si occupa di gossip presidenziale. Oppure agli altri profughi che abbandonano i villaggi nella valle dello Swat, fra talebani ed esercito pachistano, emergenze che si aggiungono a quelle esistenti. Volto sorridente di Roxana Saberi liberata e volto sofferente di Aung San Suu Kyi incarcerata, che si mescolano a volti anonimi di donne che si affaticano, portano pesi in capo, scavano con le unghie fra la miseria per tentare di occupare il giorno seguente.. 
E a proposito di donne - lontane dai media nostrani-,  condivido questo scorcio di "bellezza umanitaria" tratto da www.combonifem.it:
"
Cinquecento donne israeliane ogni giorno si recano ai posti di blocco di Betlemme per sorvegliare i militari dei check-point. Il loro intento è controllare che non avvengano soprusi e, nel caso in cui accadano, denunciare le prevaricazioni. È una consuetudine che va avanti da oltre otto anni. Una volta arrivate ai check-point dove i palestinesi attendono in fila pazientemente, queste donne osservano, annotano quel che accade, aiutano chi si sente male e chi non riesce a passare il blocco. Lo fanno per testimoniare eventuali violazioni alla dignità e al diritto dei palestinesi.

Per dar vita a questa discreta, ma determinata forma di controllo sui militari dei posti di blocco di Betlemme, cinquecento donne hanno fondato, ancora nel febbraio 2001, un gruppo denominato Machsom Watch (Guardare la barricata). Vogliono essere testimoni dell’oppressione che le forze militari israeliane esercitano sui palestinesi. Vogliono poter denunciare esattamente quel che accade e raccontare davanti ai tribunali che un giorno giudicheranno i crimini di guerra, dare il proprio contributo a ricostruire quel che ogni giorno accade senza che nessuno intervenga.

Pensieri sul mondo che chiudono la mia giornata, annodando fili invisibili di anime che pulsano in ogni dove, che si vorrebbe fossero "trovate" e curate, come in questa poesia:

“Tu arrivasti alla mia anima quando era dimenticata:
le porte divelte, le sedie nel canale,
le tende cadute, il letto sradicato,
la tristezza curata come un vaso di fiori.
Con le tue piccole mani di donna laboriosa
ponesti tutte le cose in fila:
lo sguardo al suo posto, al suo posto la rosa,
al suo posto la vita, al suo posto la stuoia”.

 (Jorge Debravo)





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mercoledì, 06 maggio 2009

Il viaggio.. autobiografico..



E' la sessione di maggio del laboratorio autobiografico, profumo d'acacia lungo il tragitto, la sala consiliare che accoglie i nostri saluti, gli abbracci, le chiacchere.
Stasera si parla del Viaggio , "Ho pensato tanto a quel viaggio e poi... " dice Antonio e io brontolo subito: "se mi metti subito i paletti..". Marisa mi rimbrotta: "Sei come me quando mi davano il titolo del tema a scuola, ma fa schifo! e poi uscivano le pagine" ; rincalza Stefania: "Ma è il tuo tema!". Mi metto a scrivere...

... E poi improvvisamente si cambia. Per mille motivi.
Perchè la banderuola del vento migra ad ovest invece che ad est, perchè le nuvole si ispessiscono a nord ed allora si va verso cieli più leggeri a sud, perchè le ali dei pensieri diffondono richiami a nord ovest... chissà perchè si cambia direzione..
I viaggi fanno parte della mia vita, navigano sotto pelle anche quando sono ferma al semaforo rosso del quotidiano, inquietano l'anima mentre il corpo riposa al sole.
Ogni spunto è una spinta all'andare.
Viaggi non solo paesaggistici, ma viaggi con le storie raccontate, con quelle ascoltate, con gli sbuffi di nuvole che fanno viaggiare lo sguardo, con gli incontri, i percorsi d'amicizia: quali magnifici viaggi!
Viaggi dell'anima: quando l'universo interiore prende vita e fa affiorare pagine colorate.
Viaggio come partenza, come distacco dal noto per avventurarsi verso i desideri della scoperta, verso le maree dal sapore diverso. Bagnarsi i piedi in un'onda che non appartiene al passaggio precedente.
I viaggi condivisi, quelli solitari, quelli familiari, quelli dell'infanzia, quelli con i papaveri rossi, quelli con le gocce di pioggia sui vetri, quelli con la schiuma del mare, con i ciotoli bianchi del lago, con i passi nel medioevo, con le tele impressioniste, con i grilli e le lucciole..
I viaggi della memoria: l'autobiografia, viaggio a ritroso nel tempo, un viaggio all'incontrario; pieno di anse, di nidi, di rifugi, di polvere, di risate, di ingenuità, di allegria, di festa, di affanno. E così questi fili di giunco, più lunghi, più corti, si intrecciano fra di loro, in uno scalcinato canestro, perchè il viaggio autobiografico non è ordinato, ha i nodi, le rotture, i pezzi aggiustati, i fili che pendono qua e là, un zig zag nella storia che presenta buchi.. Chissà che colore hanno i canestri della memoria!
Perchè mi piace viaggiare? Per ispessire la mia storia, per fare nuovo il mio sguardo, per l'inconsueto che travolge gli arrivi e stimola le partenze. Perchè la mia anima, è un'anima inquieta, che rincorre le farfalle di idee anche quando è trattenuta da coperte calde e pesanti.
Amo le coincidenze degli incontri, quel punto sull'asse cartesiano della vita elaborato da coordinate casuali ed improvvise, un viaggio nella conoscenza, un dono inestimabile.
Mi sento abitata da un'essenza di migrazione.




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martedì, 17 febbraio 2009

Per scrivere, scrivo..

.. sui quaderni, sul cellulare - ogni tanto capita qualche imprevisto e mi spariscono appunti preziosi -, sui foglietti... Traduco pensieri, emozioni, avvenimenti; racconto il paesaggio che ho di fronte, come questi riflessi tremolanti. Pare che qualcuno si sia dilettato a comporre delle treccine con i rami e poi le abbia sciolte, oppure che sia passato un aquilone gigante ed abbia scomposto la loro immobilità...
Peccato per i giorni grigi che ci sono stati, per i fine settimana lacrimosi che tolgono sapore al cielo, alle case, alle finestre, ai ponti, persino ai passi... Prova tu a ritrovarti circondata dalle acque, senza stivali, senza negozi, senza sacchetti di nylon giganti, con l'acqua alta che impedisce ogni via di fuga - dal campo del Gheto novo - e ti irritano i palazzi, l'umidità.. Vorresti essere Mosè per aprirti un varco verso un ponte, ma la marea si ritira con i suoi tempi lenti, nonostante l'impazienza delle scarpe da ginnastica azzurre... Dedalo di calli defilate, odore di fritto, di salsedine, la vetrina con le maschere di cioccolata in miniatura, le chiese, le barche colorate annebbiate dalle gocce di pioggia, i panni stesi sopra i canali - ma cosa vuoi che si asciughi con tutta quell'umidità e poi sai che puzza "de freschìn" -, una sbirciata nel Canal Grande con i ricami della Ca' d'Oro, con le gondole in smoking, con i vaporetti che arrancano con il loro carico vociante, con le passerelle dove non servono - perchè tanto in certi punti l'acqua non sale -, con i piedi umidi, con le vetrine di maschere luccicanti, nuovamente in cerca di oblio, in quei labirinti di case, muri, ponti, canali, cortili, che nascondono sorprese, riflessi, chiacchere, donne che spazzano via l'acqua dalla cucina... peccato per questa patina grigia che intristisce e trasmette un senso di abbandono... Meno male che lo spirito ha altre fonti di sollievo!
E' un periodo dedicato ai dolci lievitati, alla sfida che viene da tempi lontani e che ora ho affrontato riportando la vittoria - ovviamente merito del contenitore arancione con coperchio -  :-)  E questo impasto che cresce, che è nello stesso tempo morbido ed elastico, richiama altri pensieri, similitudini, nascono le metafore degli impasti...
Oltre alle brioches, ai nodi, ai biscotti ripieni.. ed il profumo si espande,  attraversa forse anche il web??? :-)

Cecília Meireles

È necessario non dimenticare nulla;

né il rubinetto aperto né il fuoco acceso,

né il sorriso per gli infelici

né la preghiera di ogni istante.

 

È necessario non dimenticare di vedere la nuova farfalla

né il cielo di sempre...

 



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giovedì, 01 gennaio 2009

Buon 2009!

Buon anno...  con la neve, con le impronte notturne nel grande cortile di Fabiola e Giuseppe, con il velo di tulle che filtrava dal lampione, con i pensieri in movimento verso i giorni a venire, con i desideri che saltellano per uscire allo scoperto, con la carrellata di sorrisi, incontri, lacrime, amarezze, letture, scritture, poesie, viaggi, mondi femminili, emozioni, affetti, scatole di confusione, luci, nuvole... che hanno accompagnato il 2008..  Con la speranza di tessere grandi arazzi colorati nei gesti, negli incontri, con le parole, con la matita, con la penna, con gli abbracci, con le risate, con i passi quotidiani, quelli feriali e quelli festivi, con le pile di giornali e libri che si accumulano, con le pedalate sull'argine, con le cioccolate, con le poesie femminili, con gli scatti dove lo sguardo esprime meraviglia, con le serate autobiografiche, le "ciacòle" con le amiche... e via via questi semi di bellezza che si espandono in un armonioso e variopinto giardino quale sarà l'anno.. Niente catastrofismi oggi, l'invito è alla luce, di buio ce ne scarozzano già abbastanza... L'augurio speciale è con il sorriso della Princi e con una poesia.. Buon Anno di tenerezza.. largo al cuore, sia nei giorni belli che in quelli difficili, almeno ci sarà scambio emotivo!!
Riporto l'augurio di stanotte:
per un 2009 che assomigli ad un velluto rosso, morbido per attutire le asperità, sinonimo di passione per vivificare le note divenute afone, che richiama la festa del cuore e la bellezza del dono.. Auguri!!


Blaga Dimitrova
Incrociare lo sguardo

 


Incrociare lo sguardo –
questo tremolio di raggio,
che ti trafigge
fino a baratri ignoti
dentro di te,
affogati nell’attesa.

L’esistenza si dischiude
nell’attimo in cui incroci lo sguardo:
senza limite di frontiere,
senza ombra di dipendenza,
senza scopo, senza paura,
senza determinazione alcuna.

In un attimo il tocco leggero
dell’indivisibile completezza
del mondo creato.
Incrociare lo sguardo,
sentire la musica
della luce stessa.

Un sublime attimo di libertà.
In un baleno
si incontrano due raggi
di due contrapposti universi:
il raggio ardente del corpo
e il raggio fresco dello spirito.

Una domanda che è un lampo.

E il segreto negli abissi profondi
ti chiama per essere svelato
e tuttavia rimanere segreto.
È ciò a cui sei votato
in questo strano mondo –
incrociare lo sguardo.

Traduzione di Valeria Salvini

Blaga Dimitrova
Segnali
a cura di Valeria Salvini

 




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domenica, 30 novembre 2008

Van Gogh, la pioggia, l'Avvento...

La neve, la pioggia, il cielo arruffato ed ostile, una pausa ieri, al risveglio qualche strappo d'azzurro qua e là, la finestra grande sul cortile, l'albero di cachi che ravviva lo sguardo con le sue regalie arancioni, le gocce che imperlano il gelsomino, la colazione rilassante, i baffi di zucchero a velo.. in auto verso Brescia, lieve foschia sul limitare dei campi, a ridosso dei monti, la terra color cioccolato, i fossi colmi d'acqua, i tappeti di foglie gialle e marroni, le fabbriche con i loro fumi che si confondono con le nuvole e poi il picnic invernale sul belvedere sotto il castello, le mani che si ghiacciano nel tenere il panino, i passeri ed i piccioni che si contendono le briciole, la scatola con il dolce appoggiata alla panchina, dalla balaustra le cupole, i tetti, le antenne, le chiese, i palazzi, le sfumature all'orizzonte, gli alberi spogliati ed infreddoliti... La mostra sui disegni e dipinti di Van Gogh, un percorso silenzioso ed attento, passo dopo passo, concentrata nel leggere, comprendere, osservare, emozionarsi di fronte alla grandezza dell'artista, lo scambio di commenti ed impressioni, la complicità nel "vivere" le stesse sensazioni ed il regalo, nell'ultima sala, di alcuni dipinti: la gioia dei colori e la forza di ciò che era rappresentato, la passione degli ulivi, dei cipressi, del cielo, del giardino... un godere della bellezza!
La cioccolata con vista sui tetti, una pioggerellina fine che immalinconisce il ritorno..
Ed oggi la pioggia si riprende la scena con largo uso di effetti speciali, dissuadendo dalle passeggiate.. compiti, faccende domestiche, la composizione di candele per l'Avvento, con l'agrifoglio pungi-mani, il tulle rosso, seguita dalla creazione di una busta rossa gigante che contiene a sua volta delle buste verdi con i biglietti rossi sui quali scrivere i pensieri domenica dopo domenica e mentre uso il pennarello argentato : "mamma, non sapevo tu sapessi anche scrivere bene".. ed il compasso disegna cerchi sui quadrati, la candela profuma la cucina ...niente torte oggi, c'è la sperimentazione con il collegamento adsl, niente a che spartire con le connessioni spaziali promesse dal contratto, ma pare che i miglioramenti ci siano... Perlomeno posso caricare le foto su Flickr..
La pioggia avvicina l'ora del buio, la domenica sfuma, la malinconia tratteggia i pensieri, i desideri si mettono al riparo...

E mi pare che  ci sia poco posto per le mete, per i racconti, per le conversazioni, ma nello stesso tempo apro finestre nuove, ho regali dagli incontri, allungo lo sguardo per scoprire l'angolo celato ed il posto diviene elastico, si aggiunge una tasca, si annoda un altro filo... bello!

Erika Burkart
Le grazie del quotidiano

Vedere, d’inverno,
alzarsi da un bosco una colonna di fumo
come se uno spirito
facesse a un altro un segno.
Non poter contare i gabbiani
sul campo di nebbia dissodato,
pensare al cammino dell’acqua,
al tempo delle pietre –
Entrare col gelo tra le ciglia
in una stanza dove arde il fuoco,
scaldarsi le mani sulla teiera,
dare ascolto al cuore
fuori di sé
per null’altro che la vita
cosí breve,
che ci ricorda che
prima che fosse tardi
abbiamo visto le stelle
Gemma, Capella,
rabbrividendo di notte
accanto alla stufa spenta
mentre il vento
batteva alla finestra
e in un cielo
come di ghiaccio chiaro
agli alberi cresceva
una corona di neve.

 
L'ingresso alla mostra. Foto di Sebastiano.


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mercoledì, 19 novembre 2008

Diario settimanale... senza foto, ahimè..

Lunedì 18 novembre
Buona sera e buona continuazione di settimana..
 
Ahimè sono ancora alle prese con l'analogica e quindi tempi biblici per il collegamento, l'apertura di una email, per non parlare dell'invio, anzi spesso la pagina "galleggia" sospesa e non si decide a partire... ufff!  Impensabile caricare foto su Flickr per integrare il post.
E mi spiace proprio non essere più presente, non raccontare più spesso, non leggere i blog delle persone amiche...
 
Venerdì scorso, nel primo pomeriggio, quando il vento aveva racchiuso con forza i nuvoloni grigi e piagnucolosi dentro ad un grande foulard, nascondendolo chissà dove dietro le montagne, la luce ha donato allegria all'albero dei cachi che colora la grande finestra, un carosello festoso di passeri lo rincuorava, per nulla intimoriti dalla danza passionale dei pini, che da impettite sentinelle si trasformavano in vigorosi direttori d'orchestra... Si poteva sperare in ore d'azzurro...
 
E così neanche questo sabato si son viste le sete, i veli, i cotoni dell'estate abbandonare il loro posto dentro ad uno straripante armadio e migrare verso luoghi più spaziosi.. no, son rimasti a conversare con i tessuti pesanti, infilati in spazi angusti, a far invidia ai tailleur di lana, a spettegolare sul profumo di lavanda e sui granellini alla magnolia...
Anche se sarei tentata - vista la temperatura tropicale del nostro ufficio - a rimetterne in uso qualcuno.. il problema è il percorso a piedi fra il parcheggio e gli uffici, con i cinque gradi di stasera si rischia grosso!
 
Affascina sempre la laguna in versione blu scuro, come sabato sera, con quei disegni di luce che galleggiavano a semicerchio, quasi come un lavoro di traforo nel velluto notturno, con una luna vestita da gran signora in broccato avorio.. e la domenica mattina, Chioggia, ha regalato i suoi colori intensi incastonati nella limpidezza di un azzurro che il vento aveva già rassettato ben bene.. Il mercato del pesce, con l'inconfondibile odore, le voci dei venditori mescolate ai compratori, un brusio con improvvise dissonanze, i gabbiani di vedetta tutt'intorno, bianchi e grigi contro l'amaranto del palazzo.. Nel pomeriggio la spiaggia, lunga, finalmente orfana di ombrelloni e lettini, di altoparlanti rumorosi, generosa di conchiglie, tronchi, rami, alghe, orme sulla bassa marea, andirivieni continuo sulla battigia, non si può esimersi dal rito della raccolta - magari qualche conchiglia la diamo a Susanna, beh, sì, vediamo, ma questa non ce l'ho, questa è diversa, guarda che forma - e la giornata si conclude con gli inevitabili compiti, sigh, anche di domenica sera... ma cosa le hanno inventate a fare le scuole per le ragazze undicenni che hanno in mente tutt'altro!!
 
E la settimana inizia ancora una volta con lo studio della storia, ancora Sparta e Atene - stavolta i termini escono con più facilità - , gli Etruschi - per cosa si sono distinti? allora, un attimo, ecco... Sofia, sveglia! - , la nascita dell'antica Roma - ma allora il Senato come era composto?...e via di seguito - . Alle dieci giravano più sbadigli che risposte..
"Mi fa proprio incavolare la professoressa di musica, ci ha dato le copie perchè in classe c'era chi chiaccherava durante la distribuzione delle verifiche. Io le ho precisato che non stavo chiaccherando e non era giusto che le dovessi fare.. Non c'è stato niente da fare.. Ma non si fa così!!" 
 
Al martedì passo io a prenderla all'una, oggi sale tutta scura in volto, è irritata con la prof di educazione fisica, le ha dato otto per l'esercizio di salita e discesa sulla pertica, uff... per qualche centimetro ha visto sfumare il nove..:-)
Ci teneva visto che son gli unici voti alti che circolano nel libretto...
Meno male che stasera non si replicava con i ripassi, ma circolavano popcorn, castagne arrostite nella padella - rigorosamente nel fornello fuori -, la torta a forma di rosa, soffice soffice e profumata, oltre alla partita a Labirinto magico - rivincita di Sofia, dopo le mie vittorie della scorsa settimana - .
 
Le piace chitarra, ha desiderato farmi ascoltare qualche esercizio che sta imparando.. Stasera il papà le ha fatto mettere a tracolla la mitica Fender, chitarra elettrica, si sentiva una rock star (uno dei suoi desideri di professione futura!!)..
 
Nonostante il mantello impenetrabile di nuvole in versione londinese, in ufficio il clima è rilassato, comincio a tracciare segni più marcati allo scorrere della terza settimana, mentre circolano costantemente liquirizie, ahimè caffè, gallette al mais, biscotti, infusi, tè.. Qualche chiacchera qua e là: figli, scuola, vacanze, gite, mare, stufa, pediatra, danza, educazione, avvenimenti... Non subisco pressioni, posso organizzarmi le giornate, i tempi, gli spazi, punteggiati da richieste di aiuto, chiarimenti, confronti con le colleghe. Le "mie" tre donne paiono accogliere la mia presenza in modo positivo. Venerdì ho scritto loro una email - tramite posta interna - , ringraziandole della collaborazione e condividendo pensieri del momento, oltre ad una breve poesia, ho ricevuto delle risposte che hanno abbellito l'esperienza oltre a farmi commuovere...
 
I capogiri sono spariti da una settimana, ma le fessure di libertà per far volare alto i pensieri sono strettissime.. Nonostante ciò si sta delineando una serata con lettura di poesie e narrativa al femminile, in coppia io e Susanna, da fare prima di Natale.. E poi ci sarà un'altra serata al sapore di memoria e ricordi, oltre alla versione 2008 della cioccolata autobiografica...
 
Stasera mentre questa connessione preistorica vacillava debolmente, commutavo l'agire incessante in lettura di poesie di Saramago e mi piace condividere questa:
 
"Le parole sono nuove: nascono quando
in aria le lanciamo in cristalli
di delicate o dure risonanze.
 
Siam simili agli dei, quando inventiamo
nel deserto del mondo questi segni
come ponti che abbracciano distanze."
*********** 
Ci sono stati momenti "oscuri" nell'ultimo periodo, ma ora sto riacquistando serenità, ricominciare da zero, professionalmente, è un'impresa non facile.
 
 
 

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giovedì, 30 ottobre 2008

Periodo sabbatico

Sono in un periodo "sabbatico" di tre settimane, ufficialmente in ferie dalla "mia" vecchia azienda e prossima ad iniziare in una nuova, lunedì prossimo.
 
Il tempo mi sfugge tra le mani e tutti i buoni propositi, elenchi di cose da fare risultano vani e pare di non aver combinato granchè...
Però se guardo indietro vedo che: ho fatto la cuoca in mezzo ai tanti colori della  frutta e della verdura di stagione, in particolar modo le zucche, tinte accese nelle mie giornate casalinghe fatte di rossi, di arancioni, di verdi, ho fatto una squisita marmellata appunto di zucche biologiche targate nonni Volpiana , ho fatto dolci  noti e nuove sperimentazioni, ho acquistato uno stampo che fa le torte come petali di rosa; ho fatto la mamma - anche se perdendo la pazienza e scontrandomi con Sofia ogni giorno - ; ho fatto l'assistente compiti - lei ha un ritmo, io l'opposto, io la incalzo e lei canticchia una canzone di High School Musical mentre risponde alle domande di storia  - ; ho festeggiato il mio compleanno  - compresa coperta di palloncini colorati e candele con i fuochi d'artificio; sono stata a Milano, come ouverture del periodo sabbatico,  sia ad accompagnare i miei  genitori che proseguivano per Rapallo, sia per trascorrere ore piacevoli con un'amica, artista e poetessa milanese - alternando conversazioni e sguardi in angoli cittadini meno noti, pranzando in mezzo all'arte contemporanea della Triennale; ho visto l'arte nella natura - legno, pietra, foglie - in Val di Sella, con quelle opere contemporanee che si integrano nel bosco - nidi d'acqua, teatro intrecciato di noccioli, arco di conifere e latifoglie, la cattedrale vegetale - , bellissimo; ho chiaccherato con qualche amica, ho lavorato mezze giornate in ufficio ed in assistenza telefonica fino a martedì quando ho raccolto il portafoto in argento con il sorriso della Princi, i suoi lavoretti e doni dalle gite e cercato di ricacciare in gola le lacrime che premevano dentro ; ho trascorso delle ore molto intense e belle con i miei genitori in Liguria -vedi testo a parte - ; sono stata con un'amica ad un seminario di Diotima - donne filosofe - all'università di Verona, interessantissimo, sul fare politica al femminile, quanto mai necessario in questi tempi; mi sono sistemata appunti e fogli vari fitti di pensieri e considerazioni - che appena riesco condivido -; ho iniziato a scrivere un paio di capitoletti della mia autobiografia - ricordi che affiorano dalla nonna paterna e dalle prozie - ;  ho tentato una mission impossible affrontando la confusione e l'accumulo di cose nello studio alias magazzino, ma non vincerò io, bensì i mucchi di giornali, libri, ritagli di articoli... ; ho fatto  il cambio stagione per Sofia, comprese prove per le misure - cavoli quanto cresce! -: mi sono fatta esami, radiografie, controlli, visto che ero a casa e potevo scegliere gli orari ; ho pulito la casa dei genitori prima che arrivassero, assieme a Dorina, lasciando un buon profumo di pulito ad accoglierli.. ; sono stata a Lonigo qualche volta in bici seguendo l'argine - visto che ho ricevuto una bellissima e lussuosa bici nuova - ;  sono stata addirittura un lunedì mattina al mercato con una cara amica che mi ha illustrato tutte le bancarelle - dalle ciabatte alle maglie alle scatole colorate - ; sono stata ad una puntata di scrittura autobiografica condividendo parole ed ascolto; ho aperto le finestre ogni mattina con giornate di sole e giornate di pioggia e di grigio, fatto la spesa al supermercato a metà mattina; io e Sofia abbiamo acquistato un modem adsl - perchè di analogica si muore -, una stampante a colori;  ho avuto momenti di sconforto per la preoccupazione sul nuovo ambiente, altri di stress per le continue telefonate dall'ufficio, altri di serenità nel fare cose senza orario, altri di inadeguatezza di fronte alla famosa lista che non ho depennato nemmeno per una voce!!!
Però quando l'altra mattina la tazza di tè ha pensato di capolvogersi ed irrorare di liquido ambrato il mobile, i cassetti, il pavimento, la mia tuta e la mia biancheria, non ho perso la pazienza, nè ho espresso disappunto, anzi ho pensato che sarebbe stato meglio farsi una bella cioccolata calda ed iniziare la giornata con una prospettiva più dolce, pensiero che ho subito tradotto in realtà ..
Non mi vergogno più delle montagne di cose in giro -che c'erano e sono rimaste -, ogni giorno dentro di me, istintivamente, operava un meccanismo che mi faceva dirottare su attività più gradevoli - dalla cucina ai quaderni alle chiaccherate ai pomeriggi con Sofia seppur sofferti - ...
Vabbè, ho avuto questo lusso di tempo per così dire sabbatico, anche se per esserlo veramente bisognerebbe vivere fuori dal mondo... :-)

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Le pietre della morte

da www.combonifem.it

Le pietre della morte che colpiscono una donna


In Somalia una giovane di ventitré anni è stata condannata a morte per aver confessato di aver avuto una relazione extraconiugale. Dal 2006 è la prima volta che accade. Da agosto a dominare la città di Chisimaio sono di nuovo le Corti islamiche.

 

29.10.2008:

E’ stata condannata a morte per aver ammesso di aver avuto una relazione extraconiugale, Aisha Ibrahim. Il suo adulterio le è costato la lapidazione. Ad uccidere questa giovane ventitreenne nel vecchio stadio di Chisimaio, un’importante città del sud Somalia, sono stati cinquanta uomini. Lo hanno fatto tirandole addosso delle pietre, mentre migliaia di altre persone guardavano “lo spettacolo”.

Durante l’inumana esecuzione di Aisha è morto anche un bambino. Quando i parenti di lei hanno cercato di soccorrerla, le guardie hanno sparato. Ma i giudici fondamentalisti – quegli stessi che hanno condannato la donna – rassicurano: “Puniremo la guardia responsabile della morte del piccolo”. Poco importa di quella di Aisha. Condannata – racconta la famiglia – nonostante durante il processo non si siano presentati l’uomo con cui lei ha avuto la relazione e quattro testimoni del fatto. Così come prevede l’Islam.

Aisha non è la prima donna, né sarà purtroppo l’ultima a subire la lapidazione. Ma condanne come la sua non se ne vedevano in Somalia da due anni. Da prima che, alla fine del 2006, le truppe del governo di Mogadiscio sconfiggessero, grazie all’aiuto militare etiope, le Corti islamiche che dal 22 agosto scorso sono tornate a controllare la città tornando a mietere la paura di un’ideologia di al Quaida mai scomparsa.

Ancora “sharia” dunque. Perché i grandi potenti del mondo non sono ancora stati in grado di garantire la vita e i diritti delle donne dei Paesi islamici.

Foto di Don Cano


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domenica, 26 ottobre 2008

Le conversazioni e la memoria...

"Lasciati pervadere dal sussurro delle parole dette e non dette.. (..) E ascolta gli antenati perchè le trame della tua genealogia di famiglia e di specie ti trasmettano l'ineludibile. Se non senti da dove vieni e non conosci il noi che ti possiede, il tuo canto non avrà fiato. Non pensare di farcela da solo. Sei trama, sei voce di cuori. E non aspettare il tempo giusto per osare.Non arriverà.. (..) Datti il passo giusto per raccogliere il vento che viene da ieri e vedrai oltre.."  tratto dal libro di Anna Fabbrini, Qui e là.

25 ottobre 2008

Sestri Levante, un sole caparbio sgomita ed emerge ad est, scendiamo alla spiaggia. Barche colorate in assetto fuori stagione sono allineate sulla spiaggia, fanno compagnia a sassolini, cabine bianche e blu, qualche sedia di plastica; i promontori verdi alle due estremità paiono braccia che tentano di cingere il mare, l'azzurro è ancora ricamato da sfilacciate matassine bianche, passeggiata e conversazioni familiari..

Mia madre raccoglie sassi sulla spiaggia, si china in continuazione - per coincidenza Sofia fa la stessa cosa quando capita in una spiaggia simile - ,  mio padre brontola che la borsa pesa, chiede se pensa di riempire una valigia.

Ci vede sempre meno, la mamma e allora se li porta vicini vicini per osservarli.  Si ferma ad accarezzare un grande blocco di marmo bianco, ne segue le venature con le mani.

Fra i carruggi si intravede la Baia del Silenzio, qui l'abbraccio del mare è ancora più morbido, la sabbia invita a togliersi i sandali, eravamo già scalzi, le case colorano la spiaggia,  entrambi esclamano: si sta benissimo, mettiamoci al sole. Picnic sul muretto di pietra, ci sediamo sulla sabbia. La mamma ogni tanto cerca di leggere, poi fa una passeggiata con i piedi nell'acqua,  il papà legge con la schiena appoggiata ad una casa, mi piace proprio con la canottiera di lana melange e le bretelle blu. "Quella, mi ha tagliato i capelli troppo corti, non posso neanche infilarci le mani dentro" . "Aspetta che ti faccio un primo piano... " "Tì e tò mama gavì sempre in mente le fotografie!!".. Ogni tanto ridiamo per qualcosa. la mamma osserva i bimbi, ascolta le loro conversazioni e si diverte per le loro scoperte.

Siamo in tenuta estiva, ci crogioliamo al sole, riluttanti a dar retta all'orologio che imperterrito macina le ore..

In viaggio osservano il paesaggio dell'Appennino Ligure verso La Spezia. Commentano, chiaccherano, ricordano. Ma come faranno a vivere su quei paesini là sopra?..  Carmela, avranno dei mezzi. Pensa, una volta, non c'erano possibilità. Quando ho acquistato la Cinquecento eravamo solo in tredici in paese ad avere l'auto..

Ho sentito Bertilla, da Trecate, non sta molto bene. Ti ricordi delle sue sorelle, Elda Polona, Albina, Maria, Lucia.. Quando siamo andati in viaggio di nozze - nell'agosto 1958 - ci ha accompagnato suo marito, Tiberio Faldéo, alla stazione dei treni, con la Giardinetta. Poi è venuto a prenderci il nonno Bepi con il cavallo ed il carretto, era tutto orgoglioso..

Bertilla è la figlia della zia Nina - da parte paterna -, erano buone, avevano il forno in contrà dei Gnogni. La zia dava una specie di focaccia calda a tuo padre quando passava per andare a scuola.  Bertilla andava a fare la "lissia" presso alcune famiglie, il bucato con la cenere, lo mettevano a bollire, lo sciacquava nel Rio..

Avevo un bel vestito blu, giacca e pantaloni, domanda a tua madre come mi stava bene. La stoffa l'aveva portata la nonna Pierina dall'Inghilterra. L'aveva cucito Armando, che faceva il sarto assieme a sua sorella Angelina, erano di sopra, nella casa dove c'è la bottega di Volpato.. C'era anche il fascio lì in angolo.

E poi ricordano persone emigrate, persone disperse in Russia durante la guerra o morte in Germania..

Guarda che meraviglia di castagni.. guarda quella cava, chissà cosa estraggono, che colore particolare,  certo che rovina tutto il paesaggio, come mai lasciano fare.. Il mare laggiù, che spettacolo e quanto verde dappertutto.. Guarda il Vara che poca acqua che ha, si vede che non piove da parecchio.. Chissà le viti che secche che saranno nel nostro vigneto..

Mamma, guarda che i vasi di fiori non è che siano tanto tenuti bene, non è mai piovuto, mi sa che ne troverai parecchi con le "orecchie abbassate"...

Tua madre non ha mai sonno, non verrebbe mai a dormire.. tu le assomigli.. Io invece dormo come un sasso per ore e ore, quando lavoravo in autostrada ed iniziavo il turno alle due, riuscivo a fare anche un pisolino di dieci minuti prima di partire da casa..

Le mie sorelle non mi aspettavano alla sera per andare a dormire, così trovavo il letto freddo e fino a mattina non riuscivo a scaldarmi i piedi... Senti che caldi che sono adesso, con quel bel sole che abbiamo avuto, sono stata proprio bene..

Si continua fino a casa, passando dai parenti alle missioni, alla politica, alla crisi finanziaria mondiale - c'era meno gente in giro per Rapallo questa volta, hanno finito i soldi -, alle visite mediche in programma, a Sofia che non vedono da due settimane - loro unica nipote -, a Briciola - il cane - chissà quante feste ci farà quando arriviamo, al mio nuovo lavoro..

Io guido, ascolto, ogni tanto chiedo, rispondo e cerco di fissare nella memoria questi momenti preziosi accogliendo l'invito di Anna Fabbrini : "..Lascia un posto nel corridoio della tua anima per fare un altare al passato, ascolta i padri e le madri.."

 


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