Sono contenta di partire, di lasciare indietro ogni cosa, spero anche, e soprattutto, i pensieri. Questi inopportuni ed invadenti pensieri, che, incuranti dell'orario o degli impegni, si infiltrano nelle sequenze quotidiane o in quelle notturne o durante i percorsi in auto..
Con un mio pomeriggio di ferie, giovedi scorso, abbiamo festeggiato S. Sofia, dopo una poco simpatica tappa dal dentista, ci siamo dedicate alle spese di cartoleria, alla tappa in libreria - ahimè mi sono lasciata tentare nonostante i proponimenti ed ho acquistato "Il mondo a piedi" di David Le Breton, il Simposio di Platone, in una versione migliore di quella che avevo, e La prova del miele di Salwa al-Neimi giusto per avere un libro adatto alla trasferta nel mondo orientale ;-) - a quella in gelateria, alla visita della zia in ospedale...
Fine settimana trascorso a Sassuolo immersa in un mondo "di pensieri" - altrui per fortuna -, nell'ambito del Festival di Filosofia. Alla sera di sabato ero tramortita dopo due lezioni, di un'ora e mezza ciascuna, di Giulio Busi sulla Qabbalah visiva e di Umberto Galimberti sulla creatività e la follia. Fra ascoltare, prendere appunti, riflettere sulle considerazioni, la mente era un lussuosissimo ed attivissimo alveare.. Affascinanti le teorie interpretative del prof. Busi sul grafismo emerso dai manoscritti della Qabbalah, quale rappresentazione, ad esempio, di graffiature nel cosmo in divenire; questi simboli, questi segni (che ci ha anche fatto visionare con delle diapositive) potrebbero tradurre in forma visiva la "copia teorica" pensata da Dio prima di dar corso alla creazione del mondo. E tante altre ipotesi, riflessioni: bellissimo!
Dal tono pacato del prof. Busi al tono coinvolgente e animato del prof. Galimberti. La ragione che serve all'uomo per rapportarsi alla comunità, la follia che sta nell'abisso di sè e della quale si deve contaminare per far emergere la propria specificità; l'artista che deve saper immergersi in questo inferno senza regole e senza ordine e poi riemergere per far fluire la sua creatività; il folle che non sa riemergere e si perde; l'innamorarsi: il mettere insieme le due follie e così via. E' sempre appassionante la sua esposizione.
Nel frattempo la Princi si dilettava con tre laboratori in luoghi limitrofi.
Domenica, mentre lei creava e faceva volare un aquilone nel Parco Ducale, Marc Augè e il suo traduttore erano lanciati in una folle corsa verbale nella quale io non riuscivo ad interagire, non solo era impossibile prendere appunti, ma era difficile comprendere i pensieri, tentare di seguire il filo di queste città-mondo, di questi filamenti umani che favoriscono il superamento delle frontiere, di luoghi non-luoghi... a metà conferenza mi ero già persa... :-( e il mio quaderno di appunti presenta frasi a metà delle quali non so ricavarne un senso... uff!
Nel complesso è stata un'iniezione di "bellezza" del pensiero.
Ed ora è quasi tempo di pensare ai preparativi, ai doni per la famiglia di Sharon, al costume nero castigato per i momenti liberi nella spiaggia di Tel Aviv davanti all'albergo, al quaderno nuovo con la copertina di Magritte - dono di Susanna -, penna, matita, libri, segnalibri - uno di Sofia ed uno di Stefania -, fotocamera, abbigliamento estivo, sandali e... mente curiosa per questi giorni che avranno una componente di lavoro, ma anche momenti di vacanza, di camminare, di conversare, di osservare questo mondo così diverso dal nostro, così pieno di regole e riti...
"Camminare significa aprirsi al mondo e godere dei suoi sapori. I sensi di chi cammina sono costantemente sollecitati dagli odori, i colori, i suoni. Il corpo vibra, si ritrova quell'incanto di vivere che troppo spesso viene oscurato dagli obblighi quotidiani. E ogni territorio comunica un tipo di felicità particolare." (Dal Il mondo a piedi)
Aggiungo questa poesia sull'albero , non c'entra con il partire, ma ne traggo ispirazione comunque, per la bellezza che evoca.
Ko Un
Il davanti dell’albero
Guarda, gli umani di spalle.
Se Dio esiste,
sarà forse questa la sua forma
in questo mondo?
Ogni albero
ha un davanti e un dietro.
Non necessariamente per colpa
della luce del sole.
Non necessariamente per il Nord e il Sud.
Attraverso il suo davanti,
io incontro l’albero,
attraverso il suo dietro, me ne accomiato.
E già mi manca, quell’albero.
Non possiede parole, l’albero,
ma se sente parole d’amore
porge più foglie al soffio del vento.
Le foglie del nuovo anno
sono ancora più verdi.
E quando l’estate sarà trascorsa
rifulgirà lì,
d’un rosso fuoco
che nessuno potrà mai eguagliare.
D’un rosso fuoco
che nessuna fine d’amicizia umana
potrà mai terminare.
11 settembre 2008
Antonio ci chiede di scrivere cosa significhi ritornare qui, attorno a questo tavolo, con il quaderno appoggiato su di esso e la penna a fianco, che attende impaziente...
Venire qui è un riannodare nastri colorati di memoria. E' dare un senso ordinato ai passi dei pensieri, è un richiamo all'uso degli spazi personali, che faticano a trovare una giusta collocazione.
Ritrovare volti, sorrisi, storie di persone che danno spessore alla
dimensione della scrittura.
E' creare la coreografia per la danza delle parole. E' un imporre righe ed inchiostro alla quotidianità.
Tutto riacquista senso differente quando trova una via scritta.
Anche i campi di granturco che oggi venivano trasformati da un mostro meccanico. Sparirà a breve anche il mio rettangolo al di là della porta dell'ufficio, che biascicava rosari oggi pomeriggio appena il vento si intratteneva fra i fusti ormai secchi.
Essere qui è un impegno a mantenere viva e prioritaria la bellezza che emana dai tratti disordinati e veloci, come stormi che intrecciano caroselli con la luce di settembre.
9 settembre 2008
E’ quasi l’imbrunire, percorro, dietro a mio fratello, il viottolo che dapprima costeggia il torrente e poi si inerpica su per la collina, fra le vigne, qualche mandorlo, qualche ciliegio, gli ulivi; il respiro è un po’ affannoso, anche perché nel frattempo si conversa…
Scorgo il fumo del camino che sale verso il bosco; a mano a mano che ci avviciniamo si sentono le voci,
Si cena nella radura in mezzo al vigneto, a fianco della casettina piccola come quella dei sette nani. Mia madre è affaccendata per preparare il tavolo, la tovaglia a quadretti bianchi e blu, le stoviglie di plastica, il pane, le bottiglie dell’acqua e del vino. Mio padre, seduto di fronte al focolare, si
cura della carne alla brace. Chi toglie le sedie dal carretto dietro il trattore e le dispone attorno al tavolo, sono una diversa dall’altra, un insieme creativo e colorato.
Si fa buio, la carne è pronta, si accendono le lanterne a gas, la luna si affaccia oltre la cresta del monte, forse vuole essere invitata alla festa, avrà sentito un buon profumo…
Si ride, si raccontano storie, si ricordano episodi del passato.. Ogni tanto proviene qualche rumore dal bosco alle nostre spalle: sarà il tasso, oppure
dei sassi che rotolano o le foglie secche che si stancano dello stesso albero.. Sofia lancia occhiate impaurite, ma poi si rilassa…
Difficile ottenere foto nitide, la luce è davvero poca e poi pare che il flash turbi il silenzio...
Si discende con la lanterna in mano, si sceglie un percorso diverso: mia madre si incammina per la strada più larga con la luce del trattore dietro di lei, guidato da mio padre; mio fratello sceglie il versante ripido, noi il sentiero più lungo, ma meno pericoloso, si scansano i tralci delle viti che si allungano giorno dopo giorno, i grappoli quasi maturi, minuscoli aghi di arbusti secchi si infilano nel vestito turchese, mi sento una 'puntaspilli', la scheda dell’auto non è più nella borsa, ha preferito rimanere nell’erba per prolungare la bella sensazione della serata, zio e nipote ripercorrono tutto il tragitto e la riportano all’ovile.
I vicini si allarmano, hanno visto luci tremolanti muoversi nella notte, là sulla collina, fra i vigneti, chissà cosa sarà successo, qualcuno ci viene incontro…
Noi invece siamo allegri, ci siamo divertiti, abbiamo impresso volti e risate nel cuore per gli inverni che verranno. Abbiamo intrecciato affetti e lasciato fluire emozioni...
6 settembre 2008
Peschiera, prima con il sole, poi con le nuvole. Dapprima coreografiche e fantasiose, più tardi invadenti, ora defilate..
Attesa con lettura , picnic ai giardini fronte lago, fra passeri che cercano briciole, ragazzi che ridono ed ascoltano musica sulle panchine, conversazioni al sole.
Casa rustica sulle colline moreniche del Garda, finestrella sul granturco e sulla
quercia, un patchwork fra le inferriate, orlato d’azzurro.
Passeggiata sul lungolago; bimbe teutoniche vestite di rosa regalano pezzi di pane ad un’esuberante colonia di cigni e papere di varie forme e colori. Mille passettini fra i pennuti ed il sacchetto del pane appoggiato alla panchina di legno.
Ahimè, niente fotocamera, dovrò chiedere una foto in prestito… (la foto è di Seba).
Luce dolce e rilassante, l’estremità del pontile farebbe la felicità di pittori impressionisti, per riflessi e colori.
La sera si avvicina a passi lievi, le sfumature rosate proiettano sogni…
(Il titolo è un'idea di Susanna)
29.08.08
E la sera viene, con il suo desiderio di silenzio, di onde morbide. Musica di Einaudi, la dolcezza che serve per stemperare le asperità della settimana, il lavello pieno di prugne scure che attendono fiduciose le mie cure. Sofia ad una pizza con compagne, treccia lunga, top nero, pantaloncini bianchi, mi pare già grande..
Un’ora di lavare, tagliare, togliere i noccioli. Nel frattempo è la volta di Allevi, più adatto a queste mezzelune che cambiano colore e divengono color amaranto, più passione nell’aria, nella marmellata s’intende J
Prima tre grandi pentole, poi due, un gorgoglio in sottofondo di frutta che borbotta.. chissà, magari racconta la storia dell’albero, oppure delle api che vi facevano visita..
E’ tempo di frullare, cerchi sontuosi..
Sofia mi dice che posso ritardare, si sta divertendo molto…
Mentre osservavo i noccioli che si ammonticchiavano sul piatto pensavo: chissà se soffrono le mezzelune di prugna ad essere separate dal nocciolo, magari è la loro fonte vitale, forse il loro cuore, che si sentano orfane?..
I noccioli se ne vanno nel secchio e mi viene in mente “L’uomo che piantava alberi”, forse lui avrebbe usato anche questi noccioli, forse avrebbe colorato di verde un rettangolo di campagna..
Spento ogni cosa, la stanza è immersa nel silenzio odoroso della candela ricamata di rose, solo in lontananza la strada disturba con le sue tracce automobilistiche… mi piacciono queste lenzuola di lino grezzo color avorio con l’orlo fatto ad uncinetto, sono tralci di rose che si rincorrono una dietro l’altra, è stata la zia Sr. Chiarina.