"Ho perso la mia lucidità e..."
Persa? E cos'è mai la lucidità? Il mantenere anima e cuore imbrigliati su binari stretti? Il conoscere rotte sulle quali navigare senza ombra di tentennamenti?
Allora ho perso la mia lucidità e... ho navigato controcorrente, raccogliendo conchiglie di mare nelle acque del lago, appallottolando la lucidità del "noto e consueto" nel cestino delle offerte speciali ed andando a scovare la freccia nei bauli del tempo, dimenticata dalla fretta, dalle incombenze.
Che bellezza scoccare la freccia della passione contro la cristalleria della lucidità e veder sbriciolare le cose in fila ed inanellare zig zag di emozioni. Non attendere che il sasso procuri i cerchi lenti nello stagno, ma farne straripare le rive, fino ad inondare la terra arsa che vi confina.
Perdere la lucidità delle certezze, per incontrare l'imperfezione della differenza. Dare un calcio alla torre di ordinati barattoli e ridere del loro tintinnio disordinato.
Affrontare il buio incurante della miopia, perchè al tatto i segreti si rivelano con più fascino.
Farsi beffe della lucidità, a momenti alterni, per mitigare il respiro corto dei giorni stranieri.
Godere dei gesti senza ragione, senza tempo, incurante dei luoghi. Polverizzare l'austerità della lucidità con la leggerezza delle nuvole che evaporano nel cielo.
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"La parola diventa rugiada sulle tue labbra.
Dici: albero –
E vedo foreste di alberi.
Dici: pietra –
Non asfalto o cemento,
ma sotto l’acqua punge la roccia.
Dici: bello –
E l’alba fa spuntare tulipani
e il nostro grembo si riempie di primule.
E quando è finito già quasi tutto:
un sigillo rosso prende il posto della tua bocca
quando sciogli lentamente il mio nome”.
La cucina profuma di colorato, di dolce e di salato: plumcake di zucchine e carote, tegame frastornato da peperoni rossi e gialli, crostata vestita con marmellata di pere, fragole che arricciano le estremità nell'incontro con il limone, vaso con le rose rosa del giardino della mamma, profumo d'erba che s'insinua dalla finestra... silenzio messo a dura prova da contrappunti di grilli.. e penso che dovrei fissare qualche spazio scritto fra un giorno e l'altro, al di là della nota della spesa, degli appunti fra il volante ed il cambio, delle colonne di un bilancio - aziendale - che non ne vuol sapere di levarsi di torno definitivamente ed assomiglia ad una piovra che ogni tanto allunga un tentacolo e ti provoca l'orticaria...
Ma ci sono note che osano dentro e fuori gli spartiti, tentativi di arrangiamento di canzoni, testo che va da una parte e musica dall'altra, accordi dolcissimi, studi di nuovi brani - Mi sarebbe piaciuto portare questo al saggio, senti che raffinato, ma il professore ha detto che non si poteva, è "Anonimo", ma cosa c'entra, è così bello! - Mamma, ti faccio un concerto mentre lavi i piatti -
Oggi Maddalena mi ha fatto leggere una frase che si adattava perfettamente alla fama di "tèara" (ovvero amante di tè ed infusi) : "E' strano come una teiera possa rappresentare allo stesso tempo la pace della solitudine e il piacere della compagnia" di un autore sconosciuto - per restare in tema di anonimi - .
Nelle tende d'Abruzzo si soffre il caldo ora e mi torna alla mente un articolo letto domenica sullo stabile costruito per gli studenti, mai utilizzato a causa di diatribe amministrative, che non ha subito danni perchè antisismico, mentre quelli che avrebbero potuto viverci non ci sono più. Penso alla campagna elettorale governativa fatta a suon di barconi carichi di volti disperati respinti verso la Libia. Penso alle migliaia di profughi dello Sri Lanka di queste ultime settimane stretti in una morsa fra i Tamil e l'esercito, che non fanno notizia fra chi si occupa di gossip presidenziale. Oppure agli altri profughi che abbandonano i villaggi nella valle dello Swat, fra talebani ed esercito pachistano, emergenze che si aggiungono a quelle esistenti. Volto sorridente di Roxana Saberi liberata e volto sofferente di Aung San Suu Kyi incarcerata, che si mescolano a volti anonimi di donne che si affaticano, portano pesi in capo, scavano con le unghie fra la miseria per tentare di occupare il giorno seguente..
E a proposito di donne - lontane dai media nostrani-, condivido questo scorcio di "bellezza umanitaria" tratto da www.combonifem.it:
"Cinquecento donne israeliane ogni giorno si recano ai posti di blocco di Betlemme per sorvegliare i militari dei check-point. Il loro intento è controllare che non avvengano soprusi e, nel caso in cui accadano, denunciare le prevaricazioni. È una consuetudine che va avanti da oltre otto anni. Una volta arrivate ai check-point dove i palestinesi attendono in fila pazientemente, queste donne osservano, annotano quel che accade, aiutano chi si sente male e chi non riesce a passare il blocco. Lo fanno per testimoniare eventuali violazioni alla dignità e al diritto dei palestinesi.
Per dar vita a questa discreta, ma determinata forma di controllo sui militari dei posti di blocco di Betlemme, cinquecento donne hanno fondato, ancora nel febbraio 2001, un gruppo denominato Machsom Watch (Guardare la barricata). Vogliono essere testimoni dell’oppressione che le forze militari israeliane esercitano sui palestinesi. Vogliono poter denunciare esattamente quel che accade e raccontare davanti ai tribunali che un giorno giudicheranno i crimini di guerra, dare il proprio contributo a ricostruire quel che ogni giorno accade senza che nessuno intervenga.
Pensieri sul mondo che chiudono la mia giornata, annodando fili invisibili di anime che pulsano in ogni dove, che si vorrebbe fossero "trovate" e curate, come in questa poesia:
“Tu arrivasti alla mia anima quando era dimenticata:
le porte divelte, le sedie nel canale,
le tende cadute, il letto sradicato,
la tristezza curata come un vaso di fiori.
Con le tue piccole mani di donna laboriosa
ponesti tutte le cose in fila:
lo sguardo al suo posto, al suo posto la rosa,
al suo posto la vita, al suo posto la stuoia”.
E' la sessione di maggio del laboratorio autobiografico, profumo d'acacia lungo il tragitto, la sala consiliare che accoglie i nostri saluti, gli abbracci, le chiacchere.
Stasera si parla del Viaggio , "Ho pensato tanto a quel viaggio e poi... " dice Antonio e io brontolo subito: "se mi metti subito i paletti..". Marisa mi rimbrotta: "Sei come me quando mi davano il titolo del tema a scuola, ma fa schifo! e poi uscivano le pagine" ; rincalza Stefania: "Ma è il tuo tema!". Mi metto a scrivere...
... E poi improvvisamente si cambia. Per mille motivi.
Perchè la banderuola del vento migra ad ovest invece che ad est, perchè le nuvole si ispessiscono a nord ed allora si va verso cieli più leggeri a sud, perchè le ali dei pensieri diffondono richiami a nord ovest... chissà perchè si cambia direzione..
I viaggi fanno parte della mia vita, navigano sotto pelle anche quando sono ferma al semaforo rosso del quotidiano, inquietano l'anima mentre il corpo riposa al sole.
Ogni spunto è una spinta all'andare.
Viaggi non solo paesaggistici, ma viaggi con le storie raccontate, con quelle ascoltate, con gli sbuffi di nuvole che fanno viaggiare lo sguardo, con gli incontri, i percorsi d'amicizia: quali magnifici viaggi!
Viaggi dell'anima: quando l'universo interiore prende vita e fa affiorare pagine colorate.
Viaggio come partenza, come distacco dal noto per avventurarsi verso i desideri della scoperta, verso le maree dal sapore diverso. Bagnarsi i piedi in un'onda che non appartiene al passaggio precedente.
I viaggi condivisi, quelli solitari, quelli familiari, quelli dell'infanzia, quelli con i papaveri rossi, quelli con le gocce di pioggia sui vetri, quelli con la schiuma del mare, con i ciotoli bianchi del lago, con i passi nel medioevo, con le tele impressioniste, con i grilli e le lucciole..
I viaggi della memoria: l'autobiografia, viaggio a ritroso nel tempo, un viaggio all'incontrario; pieno di anse, di nidi, di rifugi, di polvere, di risate, di ingenuità, di allegria, di festa, di affanno. E così questi fili di giunco, più lunghi, più corti, si intrecciano fra di loro, in uno scalcinato canestro, perchè il viaggio autobiografico non è ordinato, ha i nodi, le rotture, i pezzi aggiustati, i fili che pendono qua e là, un zig zag nella storia che presenta buchi.. Chissà che colore hanno i canestri della memoria!
Perchè mi piace viaggiare? Per ispessire la mia storia, per fare nuovo il mio sguardo, per l'inconsueto che travolge gli arrivi e stimola le partenze. Perchè la mia anima, è un'anima inquieta, che rincorre le farfalle di idee anche quando è trattenuta da coperte calde e pesanti.
Amo le coincidenze degli incontri, quel punto sull'asse cartesiano della vita elaborato da coordinate casuali ed improvvise, un viaggio nella conoscenza, un dono inestimabile.
Mi sento abitata da un'essenza di migrazione.