da www.combonifem.it
Le pietre della morte che colpiscono una donna
In Somalia una giovane di ventitré anni è stata condannata a morte per aver confessato di aver avuto una relazione extraconiugale. Dal 2006 è la prima volta che accade. Da agosto a dominare la città di Chisimaio sono di nuovo le Corti islamiche.
29.10.2008:
E’ stata condannata a morte per aver ammesso di aver avuto una relazione extraconiugale, Aisha Ibrahim. Il suo adulterio le è costato la lapidazione. Ad uccidere questa giovane ventitreenne nel vecchio stadio di Chisimaio, un’importante città del sud Somalia, sono stati cinquanta uomini. Lo hanno fatto tirandole addosso delle pietre, mentre migliaia di altre persone guardavano “lo spettacolo”.
Durante l’inumana esecuzione di Aisha è morto anche un bambino. Quando i parenti di lei hanno cercato di soccorrerla, le guardie hanno sparato. Ma i giudici fondamentalisti – quegli stessi che hanno condannato la donna – rassicurano: “Puniremo la guardia responsabile della morte del piccolo”. Poco importa di quella di Aisha. Condannata – racconta la famiglia – nonostante durante il processo non si siano presentati l’uomo con cui lei ha avuto la relazione e quattro testimoni del fatto. Così come prevede l’Islam.
Aisha non è la prima donna, né sarà purtroppo l’ultima a subire la lapidazione. Ma condanne come la sua non se ne vedevano in Somalia da due anni. Da prima che, alla fine del 2006, le truppe del governo di Mogadiscio sconfiggessero, grazie all’aiuto militare etiope, le Corti islamiche che dal 22 agosto scorso sono tornate a controllare la città tornando a mietere la paura di un’ideologia di al Quaida mai scomparsa.
Ancora “sharia” dunque. Perché i grandi potenti del mondo non sono ancora stati in grado di garantire la vita e i diritti delle donne dei Paesi islamici.
Foto di Don Cano
