"Ho perso la mia lucidità e..."
Persa? E cos'è mai la lucidità? Il mantenere anima e cuore imbrigliati su binari stretti? Il conoscere rotte sulle quali navigare senza ombra di tentennamenti?
Allora ho perso la mia lucidità e... ho navigato controcorrente, raccogliendo conchiglie di mare nelle acque del lago, appallottolando la lucidità del "noto e consueto" nel cestino delle offerte speciali ed andando a scovare la freccia nei bauli del tempo, dimenticata dalla fretta, dalle incombenze.
Che bellezza scoccare la freccia della passione contro la cristalleria della lucidità e veder sbriciolare le cose in fila ed inanellare zig zag di emozioni. Non attendere che il sasso procuri i cerchi lenti nello stagno, ma farne straripare le rive, fino ad inondare la terra arsa che vi confina.
Perdere la lucidità delle certezze, per incontrare l'imperfezione della differenza. Dare un calcio alla torre di ordinati barattoli e ridere del loro tintinnio disordinato.
Affrontare il buio incurante della miopia, perchè al tatto i segreti si rivelano con più fascino.
Farsi beffe della lucidità, a momenti alterni, per mitigare il respiro corto dei giorni stranieri.
Godere dei gesti senza ragione, senza tempo, incurante dei luoghi. Polverizzare l'austerità della lucidità con la leggerezza delle nuvole che evaporano nel cielo.
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"La parola diventa rugiada sulle tue labbra.
Dici: albero –
E vedo foreste di alberi.
Dici: pietra –
Non asfalto o cemento,
ma sotto l’acqua punge la roccia.
Dici: bello –
E l’alba fa spuntare tulipani
e il nostro grembo si riempie di primule.
E quando è finito già quasi tutto:
un sigillo rosso prende il posto della tua bocca
quando sciogli lentamente il mio nome”.